Nella lotta per la sicurezza, Google schiera l’A.I. per rintracciare le app che mettono a rischio la privacy.

 

 

Per una persona può essere difficile capire se un’applicazione possa mettere a repentaglio i propri dati e la propria privacy, mentre un software può accorgersene molto facilmente. Ecco perché Google ha deciso di ricorrere al machine learning per individuare le app che richiedono permessi non necessari ai dati sensibili.

 

Sono sempre di più i programmi che richiedono dati e informazioni non pertinenti con la loro funzione: per esempio, un’app di fotoritocco non dovrebbe richiedere l’accesso alla geolocalizzazione. E per riuscire ad individuarli, la compagnia di Mountain View ha realizzato un algoritmo con il quale categorizzare automaticamente le applicazioni e analizzare le autorizzazioni richieste.

 

Controlli più efficaci e più aiuto agli sviluppatori

 

Come si legge sul blog ufficiale, sistema di intelligenza artificiale si applicherà all’attuale procedimento usato da Google, ossia quello di dividere le app per categoria e poi confrontare il trattamento dei dati fatto dagli elementi di ogni gruppo: ogni volta che un’applicazione risulterà non in linea con le altre del suo gruppo, il sistema la segnalerà al team di sicurezza per ulteriori controlli. Grazie a questo sistema, il procedimento di divisione sarà più rapido, così come l’analisi di eventuali anomalie.

 

Il team per la sicurezza e la privacy ha anche messo a disposizione un document0 dove vengono illustrati i criteri di classificazione delle app potenzialmente pericolose. In questo modo, per gli sviluppatori sarà più semplice capire e rispettare i parametri necessari affinché un’applicazione possa essere considerata sicura. L’unica incognita rimane quella dei programmi Android diffusi al di fuori dallo store ufficiale: sulle applicazioni scaricate da altri store Google non ha alcun controllo e questo lascia ancora molti utenti in balia di elementi potenzialmente dannosi.