Il 31 gennaio scadrà l’accordo sul trattamento dei dati personali dei cittadini europeui. Ma i lavori per un nuovo documento sembrano essere lenti.

 

Come annunciato a fine ottobre 2015, il Safe Harbor, l’accordo che garantiva la sicurezza dei dati europei trattati al di fuori dell’Unione, non è più stato ritenuto valido e, come stabilito dalla Corte di giustizia europea, si dovrà stipulare un nuovo accordo entro il 31 gennaio 2015; tuttavia, i lavori di stesura sembrano essere in ritardo sulla tabella di marcia e questo potrebbe rappresentare un grosso intoppo per le relazioni commerciali europee, specialmente quelle con gli Stati Uniti.

 

Infatti, in assenza di un documento che attesti la sicurezza dei dati trattati da terzi, i Garanti per la privacy dei vari paesi europei avranno la facoltà di bloccare le relazioni con i soggetti ritenuti non idonei a garantire la privacy dei cittadini europei: questo vuol dire bloccare lo scambio di e-mail e servizi digitali, le attività di e-commerce e addirittura le registrazioni ai vari Social Media.

 

 

Se poi si pensa che l’80% del traffico dati è rivolto verso gli U.S.A, allora è facile comprendere la preoccupazione per il ritardo del nuovo accordo.

 

Il ritardo è principalmente dovuto alla difficoltà nel trovare soluzioni uniformi e in grado di soddisfare tutte le parti in causa. A complicare la situazione è stato anche il nuovo regolamento europeo per la privacy, approvato lo scorso 15 dicembre, al quale la prossima versione del Safe Harbor dovrà inevitabilmente adattarsi, rendendo così più rigide le linee guida, specialmente per gli Stati Uniti, i quali si sono a loro volta impegnati a promettere revisioni annuali, maggiore trasparenza e la possibilità per i cittadini europei di citare in giudizio chi raccoglie i loro dati.

 

Però, nonostante la portata delle promesse, i dettagli forniti dalle personalità americane sono pochi e questo continua rendere sospettosa l’Unione Europea. Per questo e altri motivi, il Garante italiano Antonello Soro ha contattato il Premier Matteo Renzi, chiedendogli di interloquire con le istituzioni europee in modo da favorire la stesura dell’accordo, salvaguardando allo stesso tempo i diritti dei cittadini e i rapporti commerciali dell’Unione.

 

A meno di una settimana dalla scadenza non resta che vedere se si riuscirà a trovare un compromesso tra la sicurezza e priorità commerciali e come questo influenzerà l’eventuale nuovo accordo.