Dopo i “furti” ad opera di Instagram, Snapchat cerca di difendersi rendendo più difficile l’accesso ai codici. Anche se ormai sembra troppo tardi.

 

Che Instagram nel corso dell’ultimo anno abbia preso parecchi spunti da Snapchat non è certo una novità. Emblematico è il caso delle Stories di Instagram, contenuti foto o video che sono visibili per 24 ore e che sono stati palesemente “copiati” da una funzionalità già presente da tempo nel social del fantasmino giallo.

 

A quasi un anno dall’introduzione delle Stories, Snapchat sembra determinata a volersi difendere e impedire quindi che in futuro altri competitor possano copiare nuovamente le sue funzionalità. La strategia sarebbe sostanzialmente quella di rendere il più complicato possibile l’accesso al codice sorgente dell’applicazione.

 

Un indizio in questo senso ci viene dalla recente acquisizione di Strong.Codes, avvenuta in maniera molto discreta. Come riportato da Engadget, parliamo di un team specializzato nella protezione contro la reverse engineering, ovvero l’ingegneria inversa che, in campo informatico, consente di smantellare un prodotto per comprendere il modo di replicarlo.

 

Logicamente l’ingegneria inversa non è il solo modo per clonare una funzionalità. I competitor possono sviluppare le proprie feature senza pescare nel codice dei concorrenti, ma la volontà di Snapchat di proteggere con maggiore forza le proprie sorgenti dimostra l’intenzione di difendere strenuamente il proprio prodotto. E, se proprio questo deve essere copiato, rendere questo processo il più complicato possibile.

 

Forse però è stata una mossa tardiva quella del social. Infatti le funzionalità più interessanti di Snapchat sono già state tutte clonate: alcune direttamente con l’introduzione di funzionalità identiche o quasi (come appunto le Instagram Stories) altre con l’acquisizione di servizi di terze parti che consentano di avere feature analoghe (come ad esempio l’acquisizione da parte di Facebook di MSQRD, app per i filtri facciali in realtà aumentata).